PROCESSO DIAZ - La sentenza

13.7 Ricostruzione dei fatti > > > > > > > > > | 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 | 9 |

Le bottiglie Molotov

I reperti di maggior rilievo menzionati nei verbali di sequestro  e di arresto sono costituiti da due bottiglie molotov, rinvenute secondo il primo “nella sala d’ingresso ubicata al piano terreno” e per il secondo “al piano terra in  prossimità dell’entrata”, ma in realtà trovate dal Vice Questore Pasquale Guaglione nei pressi di corso Italia, durante la manifestazione e gli scontri avvenuti nel pomeriggio del 21.
Il dr. Guaglione ha riferito in proposito:
“… I due ordigni li trovai quasi alla fine del servizio in corso Italia, mi pare all’altezza di via Medaglie d’Oro di Lunga Navigazione, se non vado errato, dietro ad un muretto coperto da una siepe da cui si poteva accedere al mare. Io stesso trovai le due bottiglie che erano contenute in un sacchetto di plastica senza scritte – oggi non ne ricordo il colore anche se a suo tempo dissi che non era bianco ma forse colorato; il collo era incappucciato da una pellicola trasparente che lo copriva; odorandole emettevano un forte odore di benzina.
A suo tempo presso la Procura di Bari mi vennero mostrate due o tre foto di bottiglie incendiarie rinvenute nel corso del vertice G8. Riconosco in quelle visibili nella foto (All. 2 Rogatoria Firenze) quelle che io ritrovai; si trattava di bottiglie riempite in modo diverso ed era caratteristica la bandierina ribaltata con la scritta Merlot … ; le etichette non le riconosco mentre riconosco l’incappucciamento ... Nelle foto a pag. 36 RIS vedo un sacchetto di colore azzurrino; non posso dire che si tratti dello stesso sacchetto anche se è dello stesso tipo di quello in cui si trovavano le molotov da me rinvenute.
La prima persona a cui feci vedere le molotov fu il mio autista, Vito Giandomenico, a cui dissi, non so perché: ‘Queste mi faranno perdere la promozione !’; poi per quanto ricordo le feci vedere al dr. Piccolotti e  quindi al dr. Donnini a cui le consegnai e che le pose sul suo fuoristrada.
Confermo che il dr. Donnini era con un fuoristrada; oggi non ricordo se scese o se era già sceso ed era vicino al mezzo.
Gli mostrai le bottiglie e gli dissi che ero in difficoltà a tenerle, dato l’incarico che stavo svolgendo; lo stesso Donnini mi disse quindi che le prendeva lui e così fece: le consegnò all’autista che le depose all’interno del suo fuoristrada del reparto mobile di Roma. Non ricordo l’autista del dr. Donnini; era in divisa e se non ricordo male anche il dr. Donnini.
Continuai il mio servizio in corso Italia.
… Tornai poi in Questura ove incontrai il dr. Piccolotti che stava redigendo la sua relazione di servizio. Gli chiesi di inserire il rinvenimento delle bottiglie molotov, specificando in particolare che si trattava di bottiglie con il collo ricoperto da una pellicola trasparente e che io le avevo consegnate al dr. Donnini; peraltro tali ultimi particolari non vennero inseriti; il dr. Piccolotti disse in proposito: ‘Meno nomi si fanno meglio è’.
… Considerai esaurito il mio compito in ordine alle molotov rinvenute, avendo riferito in proposito ad un mio superiore.
Quando vidi il filmato della conferenza stampa rimasi perplesso per l’indicazione del luogo in cui si diceva che erano state trovate; le avevo riconosciute come quelle da me rinvenute”.
Le dichiarazioni del dr. Guaglione trovano conferma in quelle rese dai testi Vito, Piccolotti e Donnini [41].
Le due bottiglie molotov, consegnate al dr. Donnini, vengono dunque riposte sul sedile posteriore all’interno del Magnum, il cui autista, secondo quanto da quest’ultimo riferito, era  Burgio.
Non v’è motivo di dubitare dell’identificazione dell’autista da parte del dr. Donnini, tenuto conto sia della certezza dal medesimo espressa in proposito al dibattimento, sia della circostanza che fu proprio il Burgio, sempre alla guida del Magnum, ad accompagnare dalla Questura alla “cittadella” presso la Fiera del Mare il dr. Donnini, che in tal modo ebbe certamente la possibilità di fissarne e quindi di ricordarne le caratteristiche fisiche, sia del fatto che il Magnum in questione risultò in quel giorno affidato al Burgio (v. ff. 88-89 della trascrizione della deposizione del dr. Donnini) [42].
Il Magnum ed il suo autista Burgio vengono filmati in piazza Merani praticamente dall’inizio dell’operazione presso la scuola Diaz sino circa a mezzanotte e trenta (v. Rep 234); quindi il Burgio, dopo un contatto telefonico con il suo superiore dr. Troiani, risultante dai tabulati telefonici, evidentemente allontanatosi dal veicolo, viene ripreso nel cortile della Diaz vicino al portone centrale (Rep. 199 p. 1, contatore min. 23:38:43 corrispondente alle ore 00,41,32; v. altresì ff. 36 e 37 dell’elaborato del RIS); successivamente viene ripreso mentre ritorna verso piazza Merani (Rep. 234, contatore 01:43:11 corrispondente alle ore 00,42,17) e infine vicino al Magnum in piazza Merani (v. Rep. 234 cont. 01:46:18, corrispondente alle ore 00,44,04).
Tali spostamenti risultano chiaramente visibili nell’elaborato del dr. Ciabattoni, consulente delle parti civili, che ha ordinato e riunito i diversi filmati.
Il teste Salvemini afferma in proposito:
“Nel filmato Rep. 234 p 2 min. 1,12 (estratto) al min. 00 28 20 22 del contatore  riconosco l’Ass. Burgio subito a fianco del palo; al minuto 00 50 16 13 (estratto) è visibile l’Ass. Burgio vicino alla macchina … Nel filmato Rep. 199 min. 8,55 (estratto) si intravede dalla sinistra il dr. Caldarozzi, il dr. Luperi, di spalle con la giacca blu, il dr. Fiorentino, con il completo grigio, il dr. Canterini, di spalle con le maniche della divisa rivoltate; alla destra del dr. Canterini il dr. Mortola ed il dr. Murgolo; all’estrema destra il dr. Gratteri in giacca; all’interno della palestra si vede una persona in abiti civili con il telefono è il V. Sovr. Alagna della Digos di Genova; all’estrema destra vi è il dr. Troiani, di cui si vede solo il volto. La persona con il casco sulla sinistra vicino al ingresso potrebbe, non sono certissimo perché l’ho visto soltanto in un paio di circostanze, ma le fattezze - perché mi sembra anche abbastanza corpulento e robusto - mi fanno pensare che sia Burgio”.
I fotogrammi estrapolati dal filmato ad opera del RIS, sopra indicati, eliminano ogni possibile dubbio circa l’identificazione del Burgio nell’agente con il casco visibile nei pressi del portone centrale sulla sinistra.
Se dunque si tiene presente che le bottiglie molotov erano state riposte sul Magnum condotto dal Burgio, che detto veicolo era affidato al Burgio e non poteva quindi essere utilizzato da altri, appare evidente che il Burgio era l’unica persona che avrebbe potuto trasportare le predette bottiglie dal Magnum al cortile della Diaz.
Va anche osservato in proposito che il Burgio non avrebbe avuto altri motivi, e comunque non ne ha indicato alcuno, per recarsi nel cortile della Diaz, abbandonando il veicolo di cui aveva la responsabilità e dal quale dunque non avrebbe dovuto in alcun caso allontanarsi.

Il dr Troiani nelle prime dichiarazioni rese il 1/7/2002, quale persona informata dei fatti, e integralmente richiamate e confermate nel successivo interrogatorio del 9/7/2002, riferiva:
“Il mio autista agente scelto Michele Burgio, mi si avvicina e mi dice che in macchina o nelle immediate vicinanze o per terra vicino alle macchine sono state trovate, non so se da lui o da altri, ma comunque da personale del contingente che era con me, due bottiglie molotov. Non posso essere sicuro ora se l’agente mi si sia avvicinato quando io ero nei pressi dell’edificio scolastico davanti al cancello e lì mi abbia riferito le predette circostanze ovvero se mi abbia solo chiamato ed io lo abbia seguito fino alla macchina dove avrei appreso delle circostanze in questione ... le bottiglie erano contenute in un sacchetto di plastica chiara, bianco o celeste; non le ho prese in mano, ho preso in mano la busta. Non ricordo come fossero fatte, né tantomeno la chiusura con stoppino o l’involucro di cellophane. Prendo visione delle foto delle molotov sequestrate presso la scuola Diaz, ma non me le ricordo. L’autista mi ha poi detto, parlandone con me, che erano del tipo bottiglie Ferrarelle. Io ho portato queste bottiglie subito a Di Bernardini che si trovava nel cortile e me ne sono subito andato via … io a Di Bernardini ho detto che i miei le avevano trovate nel cortile della scuola o   sulle scale d’ingresso del portone … escludo di aver parlato con il dott. Caldarozzi delle molotov e confermo la mia versione dei fatti, che è la pura verità, anche se mi rendo conto della mia leggerezza; ma il mio problema in quel momento era solo quello di “liberarmi” di quelle bottiglie e riferire a chi avrebbe dovuto redigere atti di PG, cosa che per noi del reparto sarebbe stata difficile”.
Nell’interrogatorio del 9/7/2002 precisava:
“… rispetto a quanto da me inizialmente dichiarato circa il momento e le modalità con le quali appresi del loro rinvenimento, penso ora di poter escludere di essermi recato io ai mezzi, dove c’era l’autista Burgio; ritengo invece che sia stato questi a portarmele. Io ricordo di essere stato nel cortile, dove c’erano anche alcuni funzionari … Prendo altresì atto che Burgio avrebbe dichiarato alla AG di aver ricevuto una mia telefonata con la quale gli avrei richiesto testualmente di “portare quelle cose”. Nego la circostanza di aver riferito a Burgio questo invito, ammetto di averlo chiamato per telefono … confermo di aver detto a Burgio di portarmi le bottiglie … quello che ora posso ricordare meglio è che io dissi a Di Bernardini che sul mezzo c’erano queste bottiglie, cioè che mi avevano riferito dell’esistenza di queste bottiglie e Di Bernardini mi disse allora di portargliele, credo ci fosse anche Caldarozzi davanti. Quando le ho portate e mi ha chiesto dove fossero state trovate ho detto che erano state trovate nel cortile o nell’immediatezza delle scale d’ingresso. Questa è stata la mia leggerezza e me ne rendo conto, che per volermene sbarazzare e non fare un verbale di sequestro, ho detto queste circostanze circa la presenza delle bottiglie ed il luogo di rinvenimento”.
Il 30/7/2002 il Troiani si avvaleva della facoltà di non rispondere ed infine il 31/5/2003 dichiarava:
“… Le bottiglie le porta Burgio, arrivando a piedi, con il sacchetto in mano … non escludo che possa averle portate, nascondendole sotto la giubba della divisa e che le abbia estratte di fronte a me; … confermo quanto ho già detto anche in precedenza e cioè di non aver parlato con il dott. Caldarozzi ... Dissi al dott. Di Bernardini che mi era stato riferito dai miei uomini che tra la strada ed il cortile e comunque in quei pressi, più o meno nel cortile, erano state rinvenute delle bottiglie. Mai ho fatto riferimento alla possibilità che fossero state rinvenute all’interno della scuola … Burgio mi aveva detto che lui o alcuni suoi compagni le avevano rinvenute lì nei pressi dove stazionavano, me ne aveva riferito personalmente raggiungendomi alla scuola dove mi trovavo, poi aveva fatto ritorno al mezzo. E’ solo successivamente che io ho accennato di questo fatto a Di Bernardini e lui allora mi ha detto “falle portare qua”; è a questo punto che ho chiamato Burgio dicendogli di portarle … Confermo quanto ho già precedentemente detto, e cioè che fu Burgio a comunicarmi che lui o gli altri uomini avevano rinvenuto nelle vicinanze del mezzo il sacchetto con le bottiglie; confermo anche quanto già detto circa le fasi successive relative alla mia comunicazione al dott. Di Bernardini, la sua richiesta di farle portare, poi passata a Burgio … io non sapevo che si stesse svolgendo una perquisizione per art. 41 TULPS, ero solo stato comandato dal dott. Caldarozzi di eseguire una cinturazione della zona”.

Le dichiarazioni, in verità piuttosto confuse ed in parte contraddittorie, rese da Troiani, provano comunque la sua partecipazione al trasporto e all’arrivo delle bottiglie molotov alla scuola Diaz, del resto confermata anche dall’occultamento dei gradi sulla  spallina, visibile nei fotogrammi elaborati dal RIS (f. 31), che non potrebbe trovare altra giustificazione – e comunque il Troiani non ne ha fornito – se  non quella di non farsi riconoscere in una situazione in cui appunto non voleva essere individuato.
Tali dichiarazioni, così come quelle rese dagli altri prevenuti, secondo quanto disposto dall’art. 513, comma 1, c.p.p., non sono peraltro utilizzabili nei confronti né del Burgio né degli altri imputati, che non hanno prestato il loro consenso in proposito.
La ricostruzione dunque del percorso compiuto dalle bottiglie molotov e di quanto compiuto in proposito da coloro che vennero in contatto con le stesse risulta assai difficoltoso e non accertabile con la dovuta sicurezza.
In base alle dichiarazioni rese da Di Bernardini [43], Caldarozzi [44], Mortola [45] e Gratteri [46], in parte imprecise e contraddittorie, può soltanto ritenersi provato che dette bottiglie giunsero infine a Luperi, il quale venne infatti filmato, in gruppo con Caldarozzi, Canterini, Mortola, Murgolo e Gratteri, mentre teneva in mano un sacchetto di colore azzurro, evidentemente contenente le bottiglie in questione.
Si è già ricordato quanto riferito in proposito dal teste Salvemini, che ha aggiunto:
“Nel filmato Rep. 199 min. 8,55 (estratto) …  si vede il Dr. Luperi che si porta all’orecchio il telefonino. Si vede poi il dr. Canterini e infine il dr. Mortola al telefono (9,31 - estratto) in maniche di camicia; sulla sinistra si vede anche il dr. Murgolo al telefono. Con il programma ‘Intercept’ abbiamo collocato la scena alle ore 00,41 e 33 secondi. Si tratta invero dell’unico momento in cui in base ai tabulati le persone in questione erano tutte al telefono. L’operatore Alagna si vede inizialmente al telefono; proseguendo si vede il dr. Luperi portare il telefono all’orecchio; il suo telefono registrava in entrata tre conversazioni alle 0,33 e 18,  alle 0,38 e 10 e alle 0,41 e 33; interpolando i dati è risultato che l’unica telefonata possibile è quella di cui ho detto”.
Il dr. Fiorentino - delle cui dichiarazioni rese all’udienza del 29/3/2007, per maggiore precisione si riporta in nota [47] la trascrizione - riferisce a sua volta:
“… Mentre ero nel cortile vidi venire dalla scuola il dr. Luperi che teneva una busta di plastica ed attraversava il cortile; si rivolse a me e disse: ‘Vedi, abbiamo trovato anche queste’. Nella busta vi erano delle bottiglie … ricordo con maggior precisione il dr. Luperi che attraversava il cortile e mi mostrò il sacchetto … Non ho visto il dr. Luperi uscire dalla scuola, l’ho visto venire dalla scuola verso di me attraversando il cortile … Non ricordo che cosa avvenne del sacchetto. Non riesco a ricordare che cosa dicessero i funzionari quando erano riuniti e Luperi teneva in mano la busta. Quando era insieme agli altri funzionari appariva soddisfatto del ritrovamento delle bottiglie molotov. Non ricordo che sia stato chiesto o che si sia parlato di chi avesse trovato le molotov e dove fossero state trovate … Quando tornai in Questura rividi il Pref. La Barbera … Poi arrivò il dr. Luperi, che era molto stanco, e riferendo al Pref. La Barbera, commentò la vicenda lamentandosi che vi erano stati parecchi feriti … Il dr. Luperi disse al Pref. La Barbera che aveva affidato personalmente ad una ragazza della scientifica le molotov … Quando venni sentito dal P.M. sapevo che vi erano problemi circa le bottiglie molotov”.
Anche il teste dr. Riccitelli riferisce in proposito:
“Vidi in effetti un funzionario della squadra mobile di Roma, il dr. Di Bernardini, che aveva in mano un sacchetto di plastica che conteneva qualcosa; era entrato nel cono di luce del locale palestra vicino al portone; era solo. Io ero tra le due colonne dell’ingresso della palestra; voltandomi vidi il dr. Di Bernardini che certamente doveva essere vicino alla porta all’interno della scuola. Non posso dire se stesse uscendo. Il sacchetto visibile nel filmato che mi viene mostrato (Rep. 199 cont. 23:38:40 - estratto) è come quello da me visto di colore azzurrino. I funzionari rimasero per lungo tempo nel cortile”.
Il dr. Luperi il 7/7/2003 a sua volta dichiarava:
“… Tornando alle molotov, il mio ricordo è che subito prima di ciò che si vede nel filmato, Mortola mi riferì che erano state rinvenute delle bottiglie molotov all’interno della scuola da personale del Reparto mobile. Visionando attentamente il filmato può forse intuirsi che io ricevo questo sacchetto, come in realtà è avvenuto, da Caldarozzi, mentre sto per fare o meglio forse sto ricevendo, una telefonata e mi trovo con il sacchetto in mano nel mezzo di questo gruppo di colleghi e funzionari. Io continuo la telefonata e avanzo nel cortile verso il cancello sempre tenendo in mano il sacchetto ed alle mie spalle probabilmente il gruppetto si dilegua, perché quando termina la telefonata e mi giro non vedo più nessuno; pertanto, non sapendo che fare di quel reperto, l’ho consegnato, sempre nel cortile, al primo ufficiale di PG che ho riconosciuto presente, e cioè alla dott.ssa Mengoni della Digos di Firenze. Prendo atto che il dott. Fiorentino avrebbe riferito che a lui avrei detto di averle consegnate ad un agente della polizia scientifica. Confermo le mie dichiarazioni ed osservo che il dott. Fiorentino forse salta qualche passaggio.
… confermo che si è parlato delle bottiglie; non ricordo di aver sentito domande sul luogo del ritrovamento e ripeto di essere stato informato in proposito poco prima da Mortola .
Aggiungo che prima di me, come ho già riferito, il sacchetto lo aveva nelle mani il dott. Caldarozzi.
A domanda se le bottiglie quando le ho viste davanti alla striscione nella scuola fossero ancora contenute nel sacchetto, rispondo che mi pare di sì; ricordo infatti che in quella circostanza feci delle rimostranze a Canterini che aveva in mano il coltello con il quale sarebbe stato aggredito Nucera e Canterini mi rispose che lo maneggiava liberamente perché lo avevano già toccato decine di persone. Se avessi verificato la stessa situazione per le bottiglie molotov sarei intervenuto nello stesso senso”.
La dr.ssa Mengoni ha così descritto quanto a sua conoscenza in ordine alle bottiglie molotov in questione:
“All’epoca ero funzionario della Digos di Firenze … Quando mi sono resa conto che la situazione era diventata più tranquilla mi sono avvicinata insieme ai miei collaboratori al cancello; sono stata quindi chiamata dal dr. Luperi e sono entrata nel cortile, ove vi erano diverse persone, funzionari e personale in divisa; il dr. Luperi mi affidò un sacchetto di plastica di colore azzurro che aveva in mano e che conteneva due bottiglie, dicendomi che si trattava di oggetti pericolosi che dovevano essere custoditi insieme ad altri reperti e che dovevo tenerli al sicuro. Mi trovai così pressoché al centro del cortile con il sacchetto con le due bottiglie. Non sapevo come mettere al sicuro le bottiglie; non potevo uscire dal cortile perché vi erano molte persone e una certa confusione; avevo anche perso di vista i miei collaboratori, ai quali non potevo neppure telefonare perché il mio cellulare aveva la batteria scarica. Vidi poi una persona che conoscevo, un ispettore della Digos, mi pare di Napoli, di cui non ricordo il nome, che si trovava vicino al cancello; insieme a lui mi recai all’ingresso mi pare sul lato sinistro dell’edificio e poggiai quindi il sacchetto subito dopo l’ingresso; dissi all’Isp. di aspettarmi un attimo e andai a cercare i miei collaboratori. Non ricordo di essere entrata dal portone principale; mi pare di essere andata a sinistra;  il locale ove lasciai le bottiglie era vuoto, era una specie di rientranza. 
Trovati i miei collaboratori fuori dal cancello, rientrai all’interno con loro e non trovai più né le bottiglie né l’ispettore a cui le avevo lasciate. Mi portai subito nella palestra, non ricordo quale percorso feci; rividi così le bottiglie in terra depositate su uno striscione nero insieme ad altro materiale. Tutto era posto in terra sulla sinistra dell’ingresso. Vi era qualche capo di abbigliamento, un giubbotto del reparto mobile, mi pare qualche coltello. Le bottiglie non erano più all’interno del sacchetto, ma erano poggiate sullo striscione. Non chiesi a nessuno come vi fossero arrivate; non ho rivisto l’ispettore a cui le avevo lasciate.
Non posso dire che le bottiglie visibili nella foto che mi viene mostrata (conferenza stampa in Questura – Rep.  120 Raid 43) siano le stesse, ma certamente sono simili.
Ricordo lo striscione visibile nella foto che mi viene mostrata (Foto 13 - Raid 38); era lungo nero con una scritta gialla; non ricordo la scritta sotto quella gialla. Non ricordo di averlo visto mentre veniva spiegato, come sembra di intravedere nei filmati Rep. 199 (23:38:18 contatore – estratto) e Rep. 172 p. 2 (estratto).
… Nell’agosto del 2001 non parlai delle molotov perché si trattava di reperti sequestrati e quindi non ritenni rilevante l’incarico ricevuto dal dr. Luperi. Venni poi richiamata dal P.M. probabilmente perché dalle indagini era risultato che il dr. Luperi mi aveva consegnato le molotov.
Vidi in prossimità dello striscione il dr. Pifferi, che mi pare sia arrivato dopo; non parlammo molto di quello che era accaduto, perché venne detto che si doveva andare via. Il dr. Pifferi fece quindi raccogliere tutti i reperti, dicendoci di andare via, perché la situazione all’esterno stava diventando insostenibile. Ho pensato che le bottiglie sullo striscione fossero quelle che mi erano state affidate, ma in effetti non posso esserne certa. Riconosco il sacchetto nei fotogrammi (Rilievi RIS pag. 36) che mi vengono mostrati”.
Tali dichiarazioni possono in effetti apparire imprecise e forse anche in parte illogiche: se si tiene presente che le bottiglie sarebbero state consegnate alla dr.ssa Mengoni proprio a causa della loro pericolosità e con il preciso incarico di custodirle, è invero piuttosto strano che siano state poi affidate ad un non meglio precisato ispettore di Napoli, da lei tanto conosciuto da non saperne indicare nemmeno il nome. Va anche ricordato che secondo quanto riferito dal dr. Pifferi lo striscione nero su cui vennero riposti i reperti venne da lui “srotolato” insieme alla dr.ssa Mengoni, che avrebbe anche inizialmente partecipato a sistemarvi detti reperti.
Non sussistono peraltro elementi concreti che possano provare l’assoluta inattendibilità di quanto riferito dalla teste, anche tenuto presente lo scarso interesse da parte sua ad elaborare una versione dei fatti non veritiera e le incerte motivazioni che potrebbero averla indotta a farlo.
Non può del resto neppure escludersi, in assenza di prove contrarie concrete, che il contrasto con quanto riferito dal dr. Pifferi sia attribuibile ad un erroneo ricordo, dell’uno o dell’altra, e che l’eccezionalità della situazione in cui si trovava e l’agitazione del momento abbia potuto in effetti indurre la dr.ssa Mengoni ad affidare le bottiglie molotov ad un funzionario da lei conosciuto soltanto di vista.
Anche le imprecisioni nei racconti degli altri testi e degli stessi imputati circa i precisi passaggi del sacchetto con le bottiglie non appaiono di tale rilievo da escludere che possano essere state determinate da erronei ricordi e da un difetto di attenzione ai particolari, che al momento, in considerazione della confusione, dell’agitazione e assai probabilmente anche della preoccupazione per la sorte dei numerosi feriti, potevano non apparire determinanti o comunque di particolare rilievo per chi non fosse a conoscenza della reale provenienza delle bottiglie molotov.
Va altresì ricordato, in particolare per quanto attiene alle dichiarazioni rese dal dr. Mortola, che, come si è già osservato, il dr. Troiani aveva occultato i gradi sulla spallina, e che pertanto a chi non lo conosceva poteva certamente apparire quale un semplice agente.
Non è comunque chiaro come tali bottiglie siano giunte e siano state  infine disposte, peraltro prive del sacchetto di plastica azzurrino, sullo striscione.
Quando poi tutti i reperti vennero raccolti nel telo nero per essere portati via, le molotov furono affidate all’Ass. Catania, come riferito dal teste dr. Pifferi [48] e dallo stesso Catania [49] e giunsero così in Questura, ove la mattina dopo vennero esposte durante la conferenza stampa.
È appena il caso in questa sede di richiamare la successiva vicenda della loro sparizione e distruzione, che sarà oggetto di valutazione nel procedimento instaurato in proposito, e che, come del resto già osservato nell’ordinanza emessa il 25/1/2007, non può invece assumere alcun rilievo nel presente giudizio, atteso che detti reperti erano stati ampiamente fotografati ed esaminati cosicché la loro materiale disponibilità non appare in alcun modo necessaria ai fini della loro individuazione e riconoscimento.


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[41] Vito Giandomenico Angelo: “All’epoca ero l’autista  del dr. Guaglione. Il pomeriggio del 21 eravamo sul lungomare e durante le operazioni di contenimento dei dimostranti rastrellavamo anche la zona per recuperare gli arnesi utilizzati dai no global: bottiglie, bastoni, bombe. Vi era stata una fase di scontri nella quale era stato impegnato il nostro contingente. La raccolta dei reperti veniva eseguita man mano che si avanzava. Venne trovato dai ragazzi del reparto mobile  un sacchetto di plastica con due bottiglie, che emanavano un forte odore di benzina; tale reperto venne consegnato al dr. Guaglione ed io quindi lo vidi e sentii l’odore di benzina. Vi era sulla destra, verso mare, un locale un bar ed una montagnetta con un grande cespuglio, ove si trovavano i dimostranti che lanciavano tutto ciò che trovavano; in tale cespuglio venne reperito il sacchetto. Davanti vi erano agenti a piedi e dietro vi erano i mezzi. Si affiancò una macchina, un fuoristrada, più alta delle altre con le insegne d’istituto, probabilmente un Magnum, sul quale vi era un Primo Dirigente (in divisa con le stellette), che io non conoscevo e l’autista; il dr. Guaglione gli consegnò il sacchetto con le bottiglie, che, per quanto ricordo, vennero subito riposte sul sedile posteriore. Avevamo necessità di lasciarle perché, dovendo continuare il servizio, non potevamo portarle con noi. Le bottiglie sembravano artigianali con un stoppino di stoffa che scendeva di lato ed il nastro adesivo intorno al collo che le chiudeva. … Se a suo tempo dichiarai che il sacchetto di plastica era bianco, probabilmente avevo un ricordo migliore. Si trattava di un sacchetto della spesa di plastica e come già dissi, probabilmente era bianco; non sono certo del colore del sacchetto, era chiaro. Le bottiglie visibili nella foto che mi viene mostrata (120 43 pz) sono dello stesso tipo di quelle che vidi nel sacchetto, ma per quanto ricordo non c’era la plastica intorno al collo ma soltanto il nastro adesivo; non ricordo le etichette. Non credo proprio che il sacchetto visibile nel filmato che mi viene mostrato (Rep. 199 min. 8,55  - estratto) sia quello che ho visto, non gli assomiglia per nulla: il colore è diverso, è più scuro. Le bottiglie erano dello stesso tipo di quelle raffigurate nel filmato Rep. 191 min. 10,14 (estratto)”.
Piccolotti Maurizio: “Nella giornata del 21 il compito che mi era stato assegnato sostanzialmente prevedeva uno sbarramento in Corso Marconi all’altezza di Piazza Rossetti … Verso le 13.00 - 13.30 si cominciarono a formare delle masse consistenti che cominciarono prima a fronteggiare lo schieramento a distanza e poi a bersagliarlo di corpi contundenti ed altro. Questa aggressione fu via via sempre più violenta, inizialmente soltanto sassi, bottiglie, successivamente con lancio più ravvicinato anche petardi, bombe carta, oggetti incendiari, fumogeni eccetera. Le violenze cominciarono a scaricarsi anche sui veicoli che erano parcheggiati nella zona, cassonetti ed altro; fu creata una barricata con diverse vetture incendiate al centro della carreggiata e alcune in un secondo tempo sotto degli edifici, dove fra l’altro furono distrutti anche alcuni uffici … Verso le 18 - 18,30 erano state disposte due cariche ed era avvenuto un contatto con i facinorosi circa all’altezza dei bagni di Punta Vagno. Le frange si allontanarono e noi rimanemmo nella posizione;  quindi venne disposto che tornassimo sulle posizioni precedenti arretrando a scacchiera. In questa circostanza nel guardare tra le cose rimaste sulla strada il dr. Guaglione rinvenne e mi mostrò due bottiglie incendiarie contenute in un sacchetto di nylon, di quelli della spesa; si trattava di normali bottiglie cilindriche da vino con uno stoppino inserito nel collo che fuoriusciva; non feci particolare attenzione alle etichette. Il tipo e l’odore di benzina mi fecero classificare le due bottiglie come molotov; non feci nessun controllo sul liquido che contenevano. Il dr. Guaglione tenne i due reperti per poi depositarli; non gli dedicai particolare attenzione, trattandosi di una cosa normale in servizi di quel tipo. Il dr. Guaglione mi disse di averli rinvenuti in un’aiuola; mi mostrò le bottiglie, estraendole per pochi secondi da un sacchetto. Vidi diverse foto di bottiglie molotov sequestrate: le prime due foto che mi vengono mostrate oggi (n. 1 e 2) si riferiscono al tipo di bottiglie che avevo visto e descritto. Se non ricordo male il colore dello stoppino era chiaro: fuoriusciva dal collo delle bottiglie e odorava di benzina. Quando mi vennero mostrate le fotografie ebbi l’impressione che fossero state chiuse con cellophane per evitare che il liquido evaporasse; non mi pare che fossero chiuse al momento in cui le vidi, anche perché non avrei percepito l’odore di benzina. Le bottiglie rimasero nella disponibilità del dr. Guaglione. Il dr. Guaglione era vice questore, grado equivalente a quello di tenente colonnello e quindi difficilmente provvedeva direttamente alle relazioni e all’attività conseguente al reperimento, che assai probabilmente, di norma, delegava ad altri. Dopo aver terminato il servizio verso le 20 – 20,30 ritornai in Questura, ove iniziai a stilare la mia relazione sui fatti accaduti, come mi era stato richiesto o dal capo di gabinetto o dal suo vice. Mentre stavo scrivendo la relazione, verso le 21 – 21,30, giunse il dr. Guaglione con il quale individuammo il punto ove eravamo arrivati; menzionai anche il ritrovamento delle molotov, su richiesta dello stesso dr. Guaglione. In quell’occasione il dr. Guaglione accennò di aver consegnato le molotov ad un funzionario, il dr. Donnini, che era passato su un mezzo, e mi chiese di indicare tale circostanza nella mia relazione; gli dissi che era un compito di sua competenza, anche perché ero più preoccupato per l’incendio di un mezzo … Confermo che riguardando le fotografie ebbi l’impressione che il nastro di chiusura ed il nailon fosse stato apposto successivamente e non fosse invece presente quando le vidi la prima volta; non attribuii particolare importanza a dette bottiglie e quindi non feci molta attenzione alla loro condizione. Non vidi più le bottiglie, ma soltanto le fotografie. In un primo tempo non mi ricordavo che il dr. Guaglione mi avesse chiesto di inserire nella mia relazione l’avvenuta consegna delle molotov; successivamente focalizzai i miei ricordi e riferii tale circostanza. Venni più volte sollecitato in proposito dal P.M.”.
Donnini Valerio: “Ero il dirigente di una task force che doveva interessarsi del coordinamento operativo e logistico della polizia di stato. Avevamo il compito di reperire i posti letto, le mense ecc. Tra i miei collaboratori vi era il dr. Troiani. Era stato inviato alcuni giorni prima; eravamo a disposizione anche per compiti operativi. Vi era anche l’Ass. Burgio del reparto mobile di Roma, svolgeva l’incarico di autista; lo svolse anche per il dr. Troiani. Il 21 luglio ero nel mio ufficio quando sentii sirene e rumori e affacciatomi vidi che erano partiti diversi reparti. Scesi per vedere che cosa stesse accadendo; incontrai il dr. Murgolo che mi disse che stavano caricando il corteo; cercai quindi di raggiungere i reparti. Raggiunsi la testa del contingente e poi contribuii a farli ritornare indietro. In questi frangenti venne da me il dr. Guaglione che mi mostrò una busta con due bottiglie incendiarie. La busta di plastica mi pare fosse celestina, piuttosto sporca, e conteneva due bottiglie classiche da vino; emanavano un forte odore di benzina; non ricordo se avevano un’etichetta. Mi disse che erano state trovate nascoste in mezzo ad un cespuglio. Mi trovavo vicino ai mezzi del nostro contingente; ero sul marciapiede e i cespugli erano sulla mia destra; ebbi l’impressione che il dr. Guaglione le avesse trovate da qualche minuto; le guardai e le annusai sommariamente. Mi pare che poco più avanti vi fosse un locale, un ristorante. Presi il sacchetto e guardai le bottiglie, rendendomi subito conto che si trattava di bottiglie incendiarie; non le presi in mano. La mia attenzione era principalmente rivolta a calmare gli animi e non ricordo quindi molto di quanto mi disse il dr. Guaglione; riposi il sacchetto con le bottiglie sul sedile posteriore di un nostro mezzo, un Magnum fuoristrada, che era guidato da Burgio. Le bottiglie erano tappate, ma non ricordo come. Mi parve di favorire il collega consentendogli di riporre le bottiglie sul mezzo. Dopo mi allontanai insieme al Questore che era giunto sul posto e non ebbi più contatti con il dr. Guaglione. Successivamente, ritornato in Questura, venni chiamato dal Questore che mi disse di organizzare alcuni pattuglioni per bloccare eventuali persone violente. Per rientrare alla “cittadella” alla fiera utilizzai il Magnum condotto da Burgio; sul mezzo non vi era nessun altro, non feci caso alle bottiglie, i miei pensieri erano rivolti al reperimento del personale per i pattuglioni. Saranno state le 17,30 - 18. Non ricordo che l’agente Burgio mi abbia chiesto qualcosa sulle bottiglie ... Sono arrivato ad identificare Burgio quale autista del mezzo sul quale avevo riposto le molotov in seguito alle stesse dichiarazioni rese da lui. Il sacchetto visibile nel filmato Rep. 199 min. 8,55  (estratto) è dello stesso tipo di quello in cui si trovavano le due bottiglie molotov”.

[42] “ … Il nome dell’autista del mezzo io non me lo ricordavo, perché, ripeto, non era il mio autista, era uno dei tanti autisti, comunque agenti che stavano lì e che erano nelle nostre disponibilità … lo abbiamo ricostruito proprio andando per esclusione, … a un certo punto andando a leggere su … e poi fu ricostruito che era l’agente Burgio … Poi man mano che si precisavano le cose il ricordo si faceva sempre più specifico, soprattutto poi il fatto che lui m’era venuto a prendere in Questura e che mi aveva riportato là, questo me lo ricordo esattamente; … quando deposito le bottiglie nel Magnum non è che legassi il Magnum a Burgio, non so se rendo l’idea, non sapevo che fosse lui l’autista, va bene? Lui stava nei pressi, credo che non era neanche in macchina, io lo deposito lì, va bene? Poi Burgio fu l’autista che mi venne a prendere in Questura e mi portò alla Fiera del …; poi quel Magnum risultò essere in dotazione a Burgio, va bene, per quelle giornate, per quella giornata”

[43] Nel corso del suo interrogatorio del 17/6/2002 riferiva in proposito: “… Ad un certo punto sono stato avvicinato dal collega dott. Troiani, del Reparto Mobile, almeno credo che all’epoca fosse del Reparto Mobile di Roma, comunque lo ricordo in divisa e ne sono sicuro poiché lo conosco bene essendo un suo compagno di corso. Il dott. Troiani mi ha avvicinato ed era assieme ad un agente o assistente del Reparto Mobile di Roma. Quest’ultimo aveva con sé un sacchetto di plastica blu, o meglio azzurro, che mi è stato mostrato. All’interno c’erano due bottiglie molotov. Le ho appena prelevate dal sacchetto tenendole per la punta, e le ho subito riposte, avendole viste dall’alto. Ricordo che erano bottiglie da 0,75, mi sembra da vino, ricordo che avevano uno straccio come chiusura al collo, non molto lungo. Prendo visione della foto che ritrae le bottiglie sequestrate e mostrate alla conferenza stampa in Questura. Mi sembrano proprio quelle, non so precisare se avessero o no la chiusura con cellophan o il nastro adesivo o se questo sia stato posto a protezione del reperto. Ricordo che comunque puzzavano di liquido infiammabile … Io ero già stato nel locale palestra per una decina di minuti, sono uscito nel cortile ed ho sentito il dott. Troiani che, nel cortile, era assieme a quell’assistente o agente del reparto Mobile con le bottiglie. Mi ha chiamato e mi ha fatto vedere le bottiglie appunto. Non ho chiesto altro, perché mi sono subito premurato di avvertire il dott. Caldarozzi, che ho visto lì vicino sempre nel cortile. Era assieme ad altri funzionari. Da quel momento io mi sono defilato  e ho avuto l’impressione che lui riferisse ad altri funzionari che non ricordo. Non ho sentito se chiedeva o no spiegazioni più dettagliate sul ritrovamento  di questi oggetti”. Ed il 6/7/2002 precisava: “Mi ricordo che l’agente che era con il dott. Troiani quando mi mostrò le bottiglie aveva una tuta antisommossa, da OP, fisicamente era una persona robusta, alto più di me, mi ricordo di preciso che aveva i capelli brizzolati e mi sembrava non giovane, sui 45 anni, non ricordo che indossasse un casco, forse un basco, ma questa è una mia deduzione perché non ricordo il casco … Ad un certo punto, mentre ero nel cortile, ma poco distante dal portone sono stato chiamato dal dott. Troiani che mi ha mostrato quegli oggetti nel sacchetto, che teneva in mano l’altro agente. Confermo che ho preso visione delle bottiglie, ricordo che erano una più scura, ricordo lo stoppino corto … Non ricordo le parole usate, genericamente mi ha detto che erano state trovate. Subito dopo, ma si è trattato di un momento, poiché eravamo tutti nel cortile, mi sono rivolto al dott. Caldarozzi, che era assieme ad altri funzionari, ma non sono in grado di ricordare chi, in gran parte perché non li conoscevo. L’ho messo al corrente perché era il mio superiore ed era il mio riferimento come operatore di Squadra Mobile.  Non ricordo di aver udito spiegazioni ulteriori rese dal Troiani in quel contesto”.

[44] Nel corso dell’interrogatorio del 31/5/2002 affermava: “ … ricordo solo di aver visto le molotov sequestrate in mano al dott. Di Bernardini, ma non so se le abbia rinvenute lui” e nel successivo interrogatorio del 2/7/2002, precisa: “… non  ricordo di aver parlato in tale circostanza con tale dott. Troiani; ho avuto contatti solo con il dott. Di Bernardini; ricordo distintamente il dott. Di Bernardini che mi ha mostrato un sacchetto, porgendolo dai manici e che conteneva due bottiglie; credo fossimo nel cortile e credo che ci fosse anche il dott. Gratteri; non ricordo altro anche perché la mia attenzione era in quei momenti focalizzata verso i problemi di ordine pubblico esterno alla scuola e il reperimento di mezzi per trasportare feriti ed arrestati … Il dott. Di Bernardini mi disse qualcosa che ora non ricordo, credo qualcosa che mi aveva fatto capire che erano state trovate durante la perquisizione, non ricordo però altro con precisione. Le molotov erano in mano ad un collega della Squadra Mobile e quindi non ho ritenuto di fare ulteriori accertamenti. Mi sono basato sulle dichiarazioni di Di Bernardini; … ne ho riferito al dott. Gratteri e credo in quel contesto temporale … Un ispettore che lavora con me, l’isp. Mauro Ubaldo Riccitelli, può anch’egli confermare che ricorda di aver visto Di Bernardini con le bottiglie in mano; credo che lo abbia visto all’interno”. Il 30/7/2002 aggiungeva: “… Di Bernardini mi ha solo mostrate le bottiglie, ricordo che ha sollevato il sacchetto, ed io non ho mai preso in mano il sacchetto. Non è vero ciò che riferisce Di Bernardini e cioè di essersi allontanato lasciandomi solo con Troiani e l’altro agente; sono io ad essermi allontanato; ricordo che se Troiani è la persona ritratta nell’articolo di La Repubblica del 28.7.02, si tratta del funzionario che ha svolto con me i pattuglioni del pomeriggio precedente alla perquisizione. Non ricordo di averlo visto nel cortile della Diaz. Confermo come anche logico di aver riferito della circostanza del ritrovamento delle bottiglie al dott. Gratteri e prendo atto delle sue dichiarazioni che escluderebbero una mia informazione in tal senso in quel contesto, informazione che io invece confermo, come era logico che avvenisse. Probabilmente sarò stato insieme ad altri funzionari ma non ne ricordo il nome, nel cortile c’erano un po’ tutti, ma non li associo a discussioni su tale rinvenimento”.

[45] Nel corso dell’interrogatorio del 23/7/2002 riferiva: “ … Ho visto per la prima volta le molotov all’interno della scuola, a piano terra, dove mi trovavo;  in particolare due agenti del Reparto Mobile si sono avvicinati, mostrando a me e ad altri colleghi lì presenti, che non so precisare (forse La Barbera, Gratteri), un sacchetto di plastica sgualcito di colore chiaro che conteneva appunto le due bottiglie; hanno detto: ‘Guardate cosa abbiamo trovato’. Ho guardato dall’alto le bottiglie all’interno del sacchetto e ho dato disposizione di deporle insieme agli altri reperti sul telone. Non mi sono poi più curato di tali reperti e non so dire che fine abbia fatto il sacchetto di plastica che li conteneva, ma ricordo che le bottiglie sono state deposte con il sacchetto sul telo. Non mi sono preoccupato di chiedere dove erano state rinvenute né l’ho appreso nel contesto anche da altri colleghi; non so nemmeno dire chi siano i due agenti né da dove provenissero”. Il 30/7/2002 precisava: “… ricordo in particolare che mi vennero portate in un sacchetto chiaro sgualcito all’interno della scuola da due agenti del reparto mobile; non so specificare se fossero del VII nucleo o meno; ricordo che forse erano presenti anche altri funzionari in quel momento come il dott. La Barbera, Gratteri, anche il dott. Luperi; ricordo che non chiesi precisazioni sul luogo del rinvenimento per leggerezza, così come non lo ho fatto nemmeno in seconda battuta, quando in Questura abbiamo esaminato i risultati della perquisizione e deciso di procedere all’arresto; ciò nonostante fossi firmatario anch’io del verbale di arresto; non ho mai scambiato valutazioni con alcun funzionario al momento del rinvenimento; non so spiegarmi la scomparsa del sacchetto contenitore anche se è vero che diedi disposizioni per riporre il reperto sul telo approntato a tal scopo, né so spiegarmi come le bottiglie siano giunte nella disponibilità di agenti del reparto mobile se, come mi viene detto, secondo le dichiarazioni di Troiani, Di Bernardini e Caldarozzi, erano in precedenza a loro state mostrate ed erano in possesso di alcuni di loro”.

[46] Nel corso dell’interrogatorio del 29/6/2002 dichiarava: “… Le bottiglie molotov ricordo di averle viste in mano ad uno operatore in borghese, non contenute in un involucro.  L’operatore in questione non è quello di cui alle foto che mi vengono mostrate, con la testa rasata e che regge le due bottiglie con guanti alle mani.  Prendo atto delle dichiarazioni del dr. Di Bernardini  e di quelle del dr. Caldarozzi  in relazione alle bottiglie molotov, io non ricordo di essere stato informato  né dall’uno né dall’altro in quel contesto.  Non so aggiungere altri particolari circa il rinvenimento, neppure per averli appresi da altri.  Ricordo di aver visto le molotov in mano a quell’operatore nel cortile, stavo parlando con un giornalista del Corriere della Sera, sul mio cellulare  al quale riferivo delle molotov, evidentemente avendo già appreso la circostanza del ritrovamento. Si tratta di Bianconi Giovanni”. Il 30/7/2002 precisava: “… ricordo che quella sera ho effettuato un paio di telefonate al dott. Manganelli, una per riferire su quanto stava accadendo e  sulla presenza dei feriti, un'altra per riferire anche della presenza delle due molotov; credo che tra le due telefonate si collochi quella di un giornalista del Corriere della Sera che mi chiedeva notizie ed al quale riferii del rinvenimento delle molotov; può anche essere che a Manganelli io abbia fatto una sola telefonata che ha riguardato entrambi gli aspetti; ritengo di aver appreso della presenza delle molotov poco prima; comunque ricordo di averle viste in mano a qualcuno ed è possibile che me ne avesse riferito subito il dott. Caldarozzi; ho il ricordo di una persona che le tiene in mano, per il collo, mentre non ricordo di averle viste all’interno di un sacchetto, colloco il ricordo della visione di queste due bottiglie nel cortile della scuola, in una fase temporale molto antecedente a quella terminale, fase terminale che invece individuo facendo riferimento all’immagine dell’agente calvo che le tiene per il collo portandole fuori dalla scuola, esibitami durante il precedente interrogatorio; preciso anche che il volto di Troiani l’ho riconosciuto sul giornale La Repubblica di domenica scorsa, e pur non conoscendolo, ricordo di averne visto il volto verosimilmente durante quella sera nel cortile o comunque nei pressi della Diaz; davo per scontato che fossero state rinvenute nella perquisizione; è possibile che io abbia chiesto notizie sul rinvenimento e che mi sia stata data risposta, ma onestamente non lo ricordo; allo stesso modo non ricordo se altri dei funzionari presenti abbiano chiesto informazioni sulle bottiglie od in che modo comunque si siano comportati. Non ricordo la scena che mi è stata mostrata relativa al gruppo dei funzionari con il sacchetto contenente le bottiglie; sembra la fase iniziale del rinvenimento delle bottiglie, rilevo che io mi allontano ad un certo punto; comunque non ho memoria di questa scena. Posto che sono assolutamente certo di non aver comandato a nessuno di portare le bottiglie, né di  aver tollerato che qualcuno le portasse dall’esterno, non ho nessuna difficoltà a ribadire di aver visto le bottiglie in mano ad un operatore in borghese; non ho ragioni per dire cose diverse. Può anche essere che ci sia una fase precedente alle scene che ho visto, nella quale esiste un singolo operatore con le bottiglie in mano, questo è quello che posso dedurre logicamente dai miei ricordi, anche perché la mia partecipazione al gruppo non è molto attiva e mi vede alquanto indifferente, cosa che potrebbe conciliarsi con il fatto che le avessi viste già prima.  Non mi sono posto più di tanto il problema del luogo del rinvenimento, posto che ho dato per scontato che fossero state rinvenute là; sono certissimo di aver visto le bottiglie dentro il cortile; posso pensare a livello di mia deduzione che in quel momento le avevo già viste, non so come spiegare altrimenti il fatto che non ricordi quella scena. Confermo quanto detto già circa la circostanza di aver riferito delle bottiglie al prefetto Manganelli; per la mia valutazione era normale che fossero state trovate dentro la scuola. Troiani l’ho conosciuto in quella circostanza; rifiuto qualsiasi collegamento con Troiani dal quale possa argomentarsi che ero a conoscenza che le bottiglie venivano dall’esterno. Ho riparlato in seguito dell’episodio del rinvenimento delle bottiglie con il dott. Caldarozzi e lui non mi ha aggiunto alcun particolare a quanto ricordavo”.

[47] “… Io vedevo insomma delle persone accompagnate da … Poliziotti in divisa accompagnavano delle persone al piano terra della scuola, perché dall’esterno del cortile si vedeva il passaggio. Poi ad un certo punto vedo che esce il dottor Luperi, questa è la memoria, il ricordo che ho, con una busta di plastica. Vedo il dottor Luperi che attraversa il cortile e aveva una busta di plastica che stringeva tra le mani. Proprio rivolto a me disse “vedi, abbiamo sequestrato anche queste, abbiamo ritrovato anche queste”. E lui aveva la busta in mano, quindi non ricordo il colore della busta sinceramente però insomma vidi che c’erano delle, come devo dire, delle … forse delle bottiglie, qualcosa del genere. Per cui insomma quella frase mi sembrò quasi come dire “va beh, vedi, abbiamo trovato anche queste, vedi, c’erano anche queste cose”. Non ricordo sinceramente se lui disse a me che si trattava di bottiglie incendiarie o meno, questo è un ricordo che non ho. Però lui mi disse “vedi, abbiamo trovato anche queste, abbiamo sequestrato anche queste”, questo io ricordo (f. 24) … Sto cercando anche adesso di ricostruire … Quello che mi colpì della busta fu quando vidi Luperi che attraversava il cortile e andava … non so se veniva da lì o lo vidi da lì che veniva verso quel gruppo. DOMANDA - Da lì dove? RISPOSTA - Dal cortile, cioè quando vidi Luperi con la borsa, si avvicinava una decina di metri, quindi stando lì io ho il ricordo che faceva dei passi per venire verso di noi e venendo disse “vedi abbiamo …” DOMANDA - Quindi lei ricorda di aver visto Luperi qualche istante prima del formarsi di questo gruppo? RISPOSTA - Nella mia memoria ce l’ho da solo, adesso che lei me lo fa vedere li con gli altri … Perché mi colpì questo fatto che lui mi disse “vedi, abbiamo trovato anche queste”; poi è probabile che sia questo il momento in cui lui lo dice, e a me ha colpito la sua persona, non gli altri. (f.36) ... Voglio dire, io ricordo Luperi con la busta che viene verso questa parte del cortile, dice: vedi, abbiamo ritrovato, abbiamo rinvenuto anche queste”. Però adesso … (f. 42) Io ricordo Luperi nel cortile della scuola viene, si avvicina … io in quel momento non ho memoria se sono in quel gruppo o no e dice, rivolto verso di me, ‘vedi, abbiamo trovato anche queste, abbiamo trovato anche queste’. Poi cosa dicessero … … No, diciamo … dalla direzione in cui veniva … Perché io ero al centro del cortile, Luperi non veniva dalle mie spalle, veniva di fronte, quindi è chiaro che veniva dalla scuola … Io vedere Luperi che esce dalla scuola non me lo ricordo. Allora io riferisco quello che in questo momento vorrei dire. Io vedo avvicinarsi Luperi a me, che ero nel cortile, e non viene alle spalle, viene da lì, quindi 6 - 7 passi, 8 passi, passa … dice “vedi, abbiamo sequestrato anche queste”. Ecco, mi scusi, questo ricordo. DOMANDA – Bene, adesso è chiaro. Lei non può dire che Luperi è uscito dalla scuola quindi. RISPOSTA – No, se non me lo ricordo … (f. 44) … Ricordo che Luperi disse, vicino al Prefetto La Barbera, che aveva … erano state rinvenute queste molotov e che lui le aveva affidate ad una donna, una persona di sesso femminile, per … non so se per repertarle; credo che era della Scientifica, l’ha dato ad una ragazza della Scientifica, dice Luperi (f. 53)…”

[48] “ … Il dr. Mortola modificò poi l’incarico che mi aveva dato e visto che vi era all’esterno una forte contestazione, mi disse di raggruppare tutto il materiale, che sarebbe stato successivamente repertato presso la Questura. Il materiale venne quindi raccolto nello striscione. Le bottiglie molotov  furono immediatamente affidate all’Ass. Catania, data la loro pericolosità. Nel filmato (Rep. 150 p. 3 p 2  min. 4,13 estratto) si vede lo striscione di cui ho detto e l’Ass. Catania che tiene in mano le bottiglie molotov”.

[49] “ … Il dr. Pifferi mi disse di riordinare all’interno della Diaz i reperti che erano tutti ammassati perché doveva arrivare la scientifica; poi quando vide le molotov mi incaricò di tenerle. Ricordo che vi era una tuta bianca appesa; può darsi che abbia steso in terra il telo ed abbia iniziato a riordinare i reperti; mi ero anche messo i guanti di lattice. Penso che il telo sia stato steso per poter poi trasportare i reperti. Dopo un po’ di tempo il dr. Pifferi disse di raccogliere tutto e di portare via il materiale, dato che sembrava che stessero arrivando altri manifestanti. Nel filmato (Rep. 150.3 p 2 min. 4,13 – estratto) mi riconosco nella persona che sta portando le due bottiglie con i guanti bianchi; si vede il fagotto formato con il telo nero, che viene caricato sul furgone. Io tenni le bottiglie nella nostra macchina e le portai in Questura nell’ufficio della Digos. Tutti gli oggetti rinvenuti alla Diaz vennero sistemati insieme in attesa di essere repertati”.